Dunque, mi hanno finalmente dimessa dalla clinica riabilitativa e, dopo un bel po’ di tempo, posso riassaporare la cucina di casa mia. Certo, fisicamente sono allocata a Cuneo, ma avendo a disposizione mia madre, posso sperare che nei prossimi giorni mi cucini un menu tipico di Penne Pescara Abruzzo, per la gioia mia e, soprattutto, degli ospiti.

Gnam, accadeva nel 1978
Prima cosa: le porzioni. Una cuoca pennese non è contenta se non ti riempie il piatto e, soprattutto, se tu, invitato, non finisci tutto spazzolando meticolosamente. Lasciare qualcosa nel piatto equivale a una coltellata. Meglio quindi presentarsi al convivio a stomaco vuoto. Che so, mangiando solo frutta nei giorni precedenti.
Antipasti: il mio antipasto ideale è un bel tagliere di affettati con l’immancabile lonza, il prosciutto del contadino affettato bello spesso, un bel pezzo di pecorino stagionato che più stagionato non si può…devi sentire la pecora che bela quando lo mangi! Come accompagnamento, una scrippella salata, la frittella di pasta lievitata tipica di tutte le nostre sagre.
A seguire, assaggio di pipindune chi l’ove, peperoni con le uova, piatto a base di peperoni verdi e rossi, fritti e mescolati poi alle uova strapazzate.
Primi: un bel piatto di maccheroni carrati – tirati a mano – al ragù di carni miste (la costatella, il magro, la salsiccia uniti alla superba conserva casalinga di pomodori nostrani), un altro bel piatto di tagliatelle o pappardelle (listelle più larghe) fatte con uova, farina e sale – tirate a mano – e condite con sughetto ai funghi, insomma la nostra boscaiola. Forse avete capito che mi piace la pasta lunga, infatti non ho inserito li tajarille o tajaticci chi li fascioule, una pasta povera, senza le uova ma con solo acqua e farina, tagliata a listarelle strette, lunghe 7/8 cm, e condita con salsa rossa e fagioli borlotti.
Carni: posto che uno arrivi a questa parte del pasto ancora vivo, io inserirei una porzione di porchetta fragrante – con crosta ovviamente – cui accompagnare un’insalata mista leggera leggera, almeno quella. Non metto nulla di più, perché la mia passione, le carni alla brace e in particolare costine e arrosticini di pecora, meritano un pasto totalmente dedicato. Non metto animali da aia, per esempio la papera, perché personalmente non la apprezzo.
Vino: un rosso 13 gradi, bello corposo, di una delle nostre cantine.
Dolci: la pizza dolce, ossia il pan di spagna multistrato, bagnato con caffé o liquore, e farcito di crema pasticciera e cioccolata.
Se ti sei comportato bene, nel senso che hai mangiato tutto senza frignare, la padrona di casa ti premia offrendoti un amaro, magari alle erbe, oppure un buon nocino, rigorosamente casalingo.
Spero per te che sia domenica, che tu non abbia nulla da fare per tutto il pomeriggio perché la digestione sarà lunga (!) e, soprattutto, che tu non rimanga anche a cena, ma che possa scappare prima! Scherzo.
Buon appetito!
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Ho deciso che il mio matrimonio – la cui data è quantomai avvolta nel mistero più fitto – avrà un invitato particolare, l’arrosticino o gli arrosticini di Penne. Per motivi logistici, il mio matrimonio si svolgerà a Cuneo e, quindi, la difficoltà sta nell’esportare non solo la carne, ma anche la “rustillire” e la modalità di cottura dello spiedino di carne di pecora. L’importante è tuttavia organizzarsi.


